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Vini biologici

VINO BIOLOGICO cosa significa? I vini “biologici”, per essere definiti tali, devono essere prodotti nel pieno rispetto della recente normativa europea n. 848/2018. Semplificando, un vino si definisce “biologico” quando proviene da uve 100% biologiche, ovvero coltivate senza l'utilizzo di agenti chimici di sintesi in vigna, mentre in cantina la vinificazione deve avvenire con l'utilizzo limitato di solfiti e additivi enologici in genere, che comunque devono, a loro volta essere, certificati “biologici”. Questo è il significato più stringente del più ampio concetto di “agricoltura biologica”, dove si identifica quel sistema di produzione agricolo che, da un lato, punta ad offrire al consumatore prodotti freschi, genuini e privi di sostanze chimiche di sintesi, e dall’altro cerca di ridurre il più possibile l’impatto ambientale dell’attività agricola, facendo in modo che ogni fazzoletto di terra venga utilizzato nel rispetto dei suoi cicli naturali e quindi in modo eco-sostenibile. I vignaioli convertiti al “Bio”, quindi, gestiscono in modo attento, scrupoloso ed efficiente tutte le risorse naturali a disposizione come l’acqua, ad esempio. Punto fermo dell’agricoltura e viticoltura biologica è anche la salvaguardia della biodiversità, ovvero la presenza e lo sviluppo di specie e varietà differenti di piante e animali sul territorio. Questo metodo (e filosofia) di lavoro, in vigna e in cantina, ha poi un effetto diretto sul prodotto finale e sulla sua qualità.

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Contrariamente a quanto dichiarato, recentemente, da un enologo di fama nazionale, l’uva di partenza conta molto nella qualità del vino finale. Approfonditi studi scientifici e l'esperienza consolidata di migliaia di vignaioli nel mondo, che lavorano in qualità, testimoniano che, invece, la salute delle viti, è determinante per raccogliere uva sana che produrrà un vino sano e di qualità. E sappiamo anche che pesticidi, diserbanti, anticrittogamici, etc. impoveriscono il suolo, e soprattutto la pianta, della sua capacità naturale di difendersi, da sola, dalle malattie e di crescere rigogliosa. I vigneti “industriali” sono spesso sovralimentati con antibiotici, in quanto più fragili, protetti da sostanze chimiche di sintesi, perfetti nella loro estetica, con una inevitabile produzione di uva apparentemente sana, ma priva di ricchezza, di sostanze e di gusto. In fondo, la domanda più semplice potrebbe essere: perché, come ben noto, le api non mangiano più i frutti dell’agricoltura industrializzata? Nel rispetto di questi principi, i produttori “Bio” fertilizzano i terreni utilizzando materiali organici, come il letame, e attuano tecniche agricole tradizionali, come la rotazione delle colture, che prevede di lasciare periodicamente a riposo (a maggese..., molti ricorderanno nei sussidiari scolastici l’ABC del perfetto contadino!) una parte del terreno coltivato. Un modo per incoraggiare la naturale fertilità delle terre, senza necessità di sfruttarle in modo intensivo. Oltre a questi sistemi, i vignaioli biologici usano fertilizzanti naturali, escludendo così l’uso di sostanze sintetiche e pesticidi, in grado di alterare i prodotti coltivati, e naturalmente bandiscono anche l’uso di organismi geneticamente modificati (OGM). Per garantire la sopravvivenza e il benessere dei terreni coltivati biologicamente, i produttori interrano piante in grado di ospitare gli insetti  che mangeranno i parassiti pericolosi per le coltivazioni. In questo modo, si garantisce anche una barriera protettiva e naturale contro l’inquinamento. In caso di malattie, per la cura del terreno, i vignaioli “biologici” usano sostanze vegetali, animali o minerali, ovvero: estratti di piante, insetti predatori di parassiti, farina di roccia o minerali naturali, che correggono chimicamente il terreno in modo naturale. Ricorrono all’uso di “medicinali tradizionali” molto raramente e solo nei casi previsti dai regolamenti europei.

I NUMERI DEL VINO BIO IN ITALIA

La consistenza della coltivazione biologica della vite in Italia ha seguìto, nelle linee fondamentali, l’andamento produttivo generale dell’agricoltura biologica: una crescita importante nei primi anni 2000 e uno sviluppo più lento e graduale negli ultimi anni. La superficie vitata Bio in produzione è attualmente di 84.000 ettari, in crescita del 13% sul 2019. Insieme ai 25.000 ettari in conversione si arriva ai 109.000 ettari totali, il 17% della superficie vitata nazionale. Importante sottolineare che la "conversione" dal regime di agricoltura tradizionale a quella biologica dura 3 anni; ogni anno l'azienda agricola viene sottoposta ad un audit che, se superato, porta all'anno successivo e poi alla certificazione finale, appunto quella del terzo anno. 

VINO BIOLOGICO: NORMATIVA

vino biologicoIl Comitato permanente per la produzione biologica (SCOF) della Comunità Europea ha approvato nel 2012 nuove regole per la produzione e l’etichettatura del vino biologico. Il nuovo regolamento (applicato a partire dalla vendemmia 2012), permette ai viticoltori biologici di poter utilizzare sulle etichette l’indicazione “vino biologico” unitamente al logo biologico dell’UE, ovvero l'ambita foglia verde con le 12 stelle degli stati membri (unito al numero di codice dell’organismo di certificazione competente). Sarà possibile, inoltre, etichettare come Bio anche il vino delle annate precedenti, purchè se ne dimostri la conformità alla normativa europea. E’ bene sottolineare come fino ad allora era possibile etichettare il vino solamente come proveniente “ da uva da agricoltura biologica” e non era consentito l’utilizzo del logo europeo. Le nuove norme invece introducono una definizione tecnica di vino biologico e prevedono regole anche per la fase di vinificazione, non solo per la parte agricola. Questo permette la definizione legale di "vino biologico" a tutto tondo.

UTILIZZO DEI SOLFITI NEL VINO BIOLOGICO

Il nuovo regolamento fissa il tenore massimo di solfiti a 100 mg/ litro per i vini rossi e a 150 mg/litro per i vini bianchi/rosè, 50 mg in meno per ogni categoria rispetto ai livelli in vigore attualmente per i vini convenzionali. La nuova normativa, oltre a rendere più armonizzata la legislazione europea contribuisce certamente a rafforzare la posizione dei vini biologici dell’UE sul mercato internazionale, visto che già altri Paesi produttori come ad esempio Stati Uniti, Cile, Australia e Sudafrica hanno provveduto a stabilire norme per i vini biologici.

I VINI BIOLOGICI SONO PIU' BUONI?

Apparentemente può apparire una domanda ingenua, in quanto l'aspetto del concetto "più buono, meno buono" oppure "mi piace, non mi piace" è strettamente soggettivo, appartiene al gusto personale di ognuno di noi. Certamente possiamo dire che i vini biologici sono più sani, meno "pasticciati"; questa è una certezza. Riportiamo però con piacere un approfondito studio del 2017 dell’Università della California, citato da numerosi quotidiani e magazine americani, che ha analizzato i punteggi attribuiti dalle 3 principali riviste americane dedicate al vino: parliamo di Bibbie enoiche come Wine Advocate, Wine Spectator e Wine Enthusiast. La ricerca analizza un campione elevatissimo di vini, ovvero più di 70.000 etichette prodotte da quasi 3500 cantine americane. Ne emerge un quadro sorprendente: un vino biologico ha, mediamente, 4,1 punti in più di uno tradizionale (su 100 punti), e non è certo per motivi ideologici o di “moda”. Secondo gli studiosi, infatti, l’adozione di pratiche biologiche in vigna, permette ai microrganismi del suolo di tornare a svolgere il proprio lavoro, esaltando il sapore delle uve e, soprattutto, rendendo una rappresentazione molto più reale del terroir e dell’ambiente in cui è stata "allevata" la vite. Questi studi rivelano quindi che l’adozione della certificazione Bio ha un effetto decisamente positivo sulla valutazione spuntata da un vino, in termini di piacevolezza, equilibrio, bevibilità. E questo nonostante un certo sentimento generale che, invece, ritiene i vini biologici di qualità inferiore. Da precisare che lo studio, nonostante sia limitato ai soli vini americani, ha preso in considerazione un gran numero di vitigni diversi, tra cui Cabernet Sauvignon, Chenin Blanc, Merlot, Pinot Nero, Sangiovese, Semillon e Zinfandel.

Se quindi il vino Bio, oltre che sano, vuole dire anche buono, si va a compiere il completamento di un'idea, di un progetto sostenibile e vantaggioso per il Pianeta, ma anche estremamente interessante per il consumatore e, più in generale, a favore della piacevolezza del bere bene. I migliori vini biologici sono a vostra disposizione in questo catalogo.

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