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    Barolo

    Il Barolo è uno dei vini più prestigiosi del panorama enologico italiano e, quindi, mondiale. Austero ma elegante, a volte ruvido ma sontuoso, la longevità è fra le sue prerogative più significative. Nasce storicamente all'inizio del 1800 in un territorio meraviglioso come quello delle Langhe, in Piemonte, ma il suo successo commerciale arriva solo all'inizio degli anni 70 del 1900. E’ prodotto esclusivamente con uve Nebbiolo, che donano un vino molto elegante, ma anche tannico, astringente; necessita quindi di un lungo invecchiamento in botti di legno (minimo 2 anni) per levigare le ruvidità che lo contraddistinguono appena prodotto. Il successivo affinamento in bottiglia può durare anni, a volte decenni, regalandoci così sensazioni olfattive e gustative davvero impareggiabili.

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    Storia del Barolo

    Vino dei re, re dei vini“: come si può ben immaginare, la storia di uno dei vini più famosi d'Italia e del mondo è piuttosto controversa, fino ad assumere i contorni della leggenda. Di certo, sappiamo (dalla storia) che la coltivazione della vite nella zona delle Langhe, patria del Barolo, risale addirittura ad oltre 2500 anni fa, prima della colonizzazione dei Romani e dei noti rapporti "vinicoli" con la Gallia. Di certo, sappiamo anche che il primo documento scritto dove si legge la parola Nebbiolo (l'uva madre del Barolo), o meglio Nibiol, risale al 1268: siamo già in pieno Medioevo. Ma per l'esordio ufficiale del termine Barolo, o meglio Barol, dobbiamo attendere l'Età del Lumi: essa è, infatti, rintracciabile nei documenti di spedizione di alcune casse di questo vino, nel 1751, alla volta dell'Inghilterra, da parte di alcuni diplomatici piemontesi. Il Barol piace così tanto ed ha una tale eco, da rintracciarne menzione anche nei diari del futuro Presidente degli Stati Uniti, Thomas Jefferson, in viaggio in Europa in quegli anni. Ma la vera curiosità è da rintracciare nel fatto che, udite udite, il Barolo è, in quegli anni, un vino dolce e frizzante! Questo in conseguenza delle limitate conoscenze enologiche dell'epoca e quindi della diversa lavorazione del vino: di fatto, non si sapeva ancora come trasformare tutti gli zuccheri, contenuti nel mosto, in alcol: un residuo zuccherino (e anche di anidride carbonica) rimaneva nel vino, rendendolo perciò dolce e frizzante.

    Ma se diciamo che il Barolo moderno, come lo conosciamo noi, ha per scopritore/promotore una donna ed un enologo francesi (!), sembra quasi di affermare un'eresia, nella patria del vino italiano: storicamente però è proprio andata cosi! Stiamo infatti parlando di Juliette (o Giulia) Colbert de Maulevrier che sposa, all'inizio del 1800, il marchese Carlo Tancredi Falletti, la cui famiglia di banchieri aveva acquisito importanti proprietà terriere nel grande Comune di Alba, sin dal 1250; alla morte del marito, la marchesa eredita tutti i possedimenti della famiglia, ma soprattutto intuisce le potenzialità dell'uva nebbiolo e del vino locale, il Barolo, e decide di chiamare nelle sue terre il grande enologo francese Louis Oudart che, quindi, applica le tecniche usate per i grandi vini francesi sul vino prodotto nei possedimenti della marchesa. Il successo è pressochè immediato e nelle corti reali di mezza Europa si beve sempre più spesso Barolo. Anche il re Carlo Alberto di Savoia si innamora di questo vino e ne fa richiesta alla marchesa che, narra la leggenda, gliene invia 325 carri, ognuno contenente una botte: una per ogni giorno dell’anno (tranne i 40 giorni di Quaresima). E' così che, alla corte di Torino, il Barolo viene definito “vino dei re, re dei vini“. Successivamente Carlo Alberto di Savoia acquista delle proprietà a Verduno e Pollenzo per garantirsi una produzione personale ed affida al generale Staglieno, enologo e ammiratore della Francia, la cura dei vigneti e la produzione del Barolo nei suoi vari possedimenti. Nel frattempo, anche Emanuele, Conte di Mirafiori e figlio di Vittorio Emanuele II e di Rosa Vercellana (‘la bella Rosin’), riceve in appannaggio le terre di Fontanafredda a Serralunga d’Alba e il Castello della Volta a Barolo e si dedica anche lui quindi, con lungimiranza, alla produzione di Barolo.

    Un altro protagonista indiscusso della storia del Barolo è Camillo Benso Conte di Cavour; anche lui chiama l'enologo Louis Oudart a curare il vino nelle sue proprietà di famiglia ed è da questa collaborazione che nasce lo stile moderno del Barolo che, per la prima volta nel 1844, viene imbottigliato come vino secco e fermo. Negli anni successivi è un proliferare di innovazioni tecnologiche che permettono al Barolo di sviluppare le sue innate propensioni all'invecchiamento e quella tempra, quella struttura che lo contraddistinguono ancora oggi. Nel frattempo anche la mappa del territorio cambia profondamente: alla morte della marchesa Juliette Colbert de Maulevrier Falletti, nel 1864, i possedimenti di sua proprietà vengono progressivamente ceduti ai fattori ed ai mezzadri che li avevano condotti fino ad allora, dando vita alla caratteristica frammentazione del territorio che ancora oggi caratterizza le Langhe, facendole assomigliare, per questo motivo, alla francese Borgogna.

    Nei primi decenni del 900 il Barolo diviene così celebre, tra gli appassionati, che iniziano vari tentativi di imitazione e contraffazione. Nel 1909, il Consorzio Agrario definisce i confini di produzione di questo grande vino, proprio per incentivarne e tutelarne la produzione. Nel 1927, sulla Gazzetta Ufficiale viene pubblicato il “Decreto sui vini tipici”, che delimita ufficialmente la zona del Barolo; nello stesso anno vengono inoltre definite le zone geologiche delle aree di produzione del Barolo, evidenziando le zone a maggior vocazione che oggi conosciamo: La Morra, Verduno, Castiglione Falletto, Monforte, Grinzane, Barolo, etc. Nel 1934, nasce ad Alba il Consorzio per la difesa dei vini tipici Barolo e Barbaresco; nel 1966, il Barolo ottiene la doc e nel 1980 arriva la docg.

    Il Barolo si palesa quindi in tutte le sue potenzialità (e potenza), ma oggettivamente rimane molto conosciuto solo nella nicchia degli appassionati e degli addetti ai lavori che lo apprezzano, lo adorano per la sua tannicità, schiettezza, a volte scambiata per scontrosità, ma il grande pubblico internazionale non lo conosce e non lo apprezza ancora. Ecco quindi nascere, agli inizi degli anni 80 del 1900, un fenomeno del tutto particolare e unico nella storia della viticoltura italiana: sono i Barolo Boys. Si tratta di un gruppo di giovani viticoltori che si pone la domanda sul perché in Langa si facciano tanti sacrifici per produrre un vino, il Barolo, che viene riconosciuto solo dagli esperti, mentre in Francia si producono vini così costosi e rinomati in tutto il mondo… Iniziano così a sperimentare soluzioni nuove, e quindi contrarie alla rigida tradizione langarola, per produrre e affinare il Barolo: approdano così alle famigerate barriques, piccole botti di rovere che incidono profondamente sul profumo e sul gusto del vino. Nei primi anni 90 si presentano così sul mercato americano ed effettivamente il pubblico, la critica, i ristoratori d'oltreoceano, impazziscono subito per questi nuovi prodotti che sono un’esplosione di profumi e gusti, al naso e al palato: il Barolo "moderno" è il nuovo re dei vini! Nel contempo inizia in patria, inevitabile, una guerra tra le due fazioni di produttori, i Tradizionalisti e i Modernisti. Una guerra di idee, certo, ma non per questo meno combattuta che continua ancora oggi, a 40 anni di distanza. Sicuramente il fronte dei modernisti, attualmente, è in parte ritornato sui suoi passi e la loro rivoluzione, dal punto di vista enologico, non ha avuto gran seguito, però è innegabile che tutti, in Langa, abbiano goduto dei frutti di quella "mossa". L’attenzione catturata a livello internazionale è andata anche a beneficio di altri vini e soprattutto del turismo, in generale, ponendo quest'area nel gotha delle zone vinicole più importanti del pianeta.

     

    Le caratteristiche del Barolo

    Il Barolo è dotato di un grande potenziale di invecchiamento e può tranquillamente riposare in cantina anche oltre 15-20 anni. Anche se molte etichette di Barolo possono essere gustate già a partire dalla loro uscita in commercio, un lungo affinamento in bottiglia favorirà la completa maturazione, permettendo alle "durezze" gustative di smussarsi, al bouquet olfattivo di ampliarsi ed ai tannini di farsi più vellutati, eleganti e meno ruvidi. Le emozioni che si provano nel bere un buon calice di Barolo e, ancora meglio, uno correttamente invecchiato, sono uniche e indescrivibili!

    Ha un colore rubino trasparente, che vira verso l’aranciato, mano a mano che passano gli anni. L’altra caratteristica inconfondibile è il bouquet così elegante, etereo, ricco di piccoli frutti rossi, fiori appassiti, spezie, cuoio, liquirizia, ma è soprattutto il legame con la terra a rendere unico il Barolo. Al palato è elegante e sobrio al contempo, non è un vino esplosivo, gioca le sue carte sulla finezza, piuttosto, con tannini che donano struttura e persistenza, miscelando note di liquirizia e caffè.

    Il Barolo si abbina con piatti saporiti e tradizionali piemontesi (ma non solo) a base di carne rossa: arrosti, brasati e selvaggina, meglio se succulenti, stante la sua spiccata tannicità. Molto apprezzati anche i piatti a base di tartufo ed i formaggi a pasta dura, molto stagionati.

     

    Disciplinare Barolo

    La produzione del Barolo docg deve rispondere ai requisiti del relativo disciplinare. E' ammesso l'uso di un solo vitigno, il Nebbiolo; si definisce, tra le altre cose, l'area geografica consentita e si prevedono le norme di viticoltura, vinificazione e affinamento. I comuni dove è prevista la produzione sono 11: Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba e parte dei comuni di Monforte d’Alba, Novello, La Morra, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Cherasco e Roddi, tutti in provincia di Cuneo. La resa di uva per ettaro deve limitarsi a massimo 8 tonnellate. Tutti questi severi requisiti assicurano l'alta qualità delle uve di Nebbiolo e quindi del vino finale. Le norme di vinificazione sono altrettanto precise e rigorose: tra le altre, un periodo di affinamento di almeno 38 mesi, di cui 18 a contatto col legno delle botti, che si protrae a 62 mesi di affinamento complessivo per il Barolo Riserva. L'uscita in commercio è pertanto consentita solo a partire dal 1° gennaio del quarto anno successivo alla vendemmia.

    Altra informazione importante da sapere è quella relativa ai migliori Cru, ovvero i vigneti migliori e più vocati di Nebbiolo che vengono poi citati in etichetta. Tra i più famosi e prestigiosi compaiono: Brunate, Cannubi, Bussia, Bricco Boschis, Monprivato, Rocche e Monfalletto e Falletto, Francia, Vigna Rionda, Monvigliero e San Lorenzo.

    Buona degustazione!

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